Fessura

Le canzoni, tutte le canzoni – anche il rap, la trap, l’hip-hop – hanno delle fessure. Sono quegli spazi di suono tra un verso e l’altro, nei quali istantaneamente l’ascoltatore inocula le parole che ha appena sentito attraverso l’apparato uditivo fino al cervello.

Quando poi una canzone viene ridotta all’osso, chitarra e voce o pianoforte e voce, queste fessure si fanno più evidenti, come se portare all’essenza una canzone fosse come spolverare il terreno per riportare alla luce qualcosa di antico, primigenio (del resto spesso nascono così le canzoni: da una chitarra o dai tasti di un piano), archeologico. Queste spaccature tra le parole sono fondative, senza di esse una canzone non sarebbe tale.

Ma una fessura può essere attraversata (“There is a crack in everything / That’s how the light gets in” cantava in “Anthem” Leonard Cohen), oppure abitata come potrebbe fare un insetto o un lichene.

foto Brina Blum

In Fessura, le canzoni di Daniele Nava, altresì detto Montmasson (voce e chitarra), vengono abitate o attraversate da Luca Barachetti (carriola non preparata, gesti vocali e oggetti vari) nelle loro fessure. In un incontro/scontro che punta ad esaltare il significato dei brani, rischiando al contempo di incrinarlo o distruggerlo.

I brani dal disco d’esordio di Montmasson, “Un’eredità” (2021), alcuni inediti, un paio di cover e un omaggio a Raymond Carver sono al centro di questo confronto fra la canzone, una forma canonica e codificata – ma ancora capace di dire con intensità, come succede qui – e le costruzioni sonore spurie di Luca Barachetti.

Il risultato è una reciproca rivitalizzazione delle due parti, all’insegna prima di tutto del divertimento e poi di una forma di densità rigenerante che sa penetrare tanto nelle parole quanto negli interstizi del suono. Il tutto eseguito senza microfoni per la voce, la chitarra, la carriola e il resto, ma con un solo microfono panoramico che sovrasta Daniele e Luca. Per riportare in vita ogni tipo di suono: da quello degli strumenti e della voce fino a quello della carriola e degli altri oggetti, passando per quei suoni non voluti che due corpi umani in azione inevitabilmente producono.

Polso centotrenta.
Nel pericardio una fessura
il respiro stenta –
fate una puntura.

Seppellire non è ora,
curare non vale.
Ferita da pistola.
Sta molto, molto male.

(Vera Inber)