Lavorare con Virgilio Sieni

“Agorà” in piazza Vecchia a Bergamo Alta, foto Agnese Aceti

Nel suo bellissimo “Il corpo nell’Antropocene” (Codice Edizioni, 2020) Vybarr Cregan-Reid scrive: “Il corpo dell’uomo dell’Antropocene è cambiato non come il risultato dell’evoluzione, ma in risposta all’ambiente da noi stesso creato. Con le nuove scoperte scientifiche, gli esperimenti in vivo, le diverse modalità di lavoro, le trasformazioni del panorama sociale e innumerevoli altri cambiamenti, il mondo che abbiamo modificato ci ha, a sua volta, silenziosamente cambiato”.

Questo passaggio, che si trova nella parte posteriore del volume e riassume l’ampia analisi del giornalista inglese sul rapporto fra uomo e Antropocene, può essere preso come punto di partenza di “Agorà” di Virgilio Sieni, il progetto di danza urbana per persone che abitualmente non danzano, a cui io e Alexandra abbiamo avuto la fortuna di partecipare nelle scorse settimane. Un laboratorio che cerca di liberare le persone dai propri gesti codificati dalla quotidianità del lavoro (da quello manuale a quello in ufficio), della socialità (come ad esempio il pollice alzato che sempre più spesso viene usato dal vivo, riprendendo l’emoticon del pollice di Facebook) e in generale del quotidiano.

Una sorta di dattilografia invisibilmente imposta, che si ripete quasi identica giorno per giorno e lima non di poco la libertà di essere noi stessi, con le nostre peculiarità (ricordando che la gestualità è un linguaggio e a un linguaggio corrisponde sempre un pensiero, dunque più è codificato il linguaggio e più il pensiero manca di analisi).

A tutto ciò Sieni contrappone un percorso di ritrovamento, attraverso la danza, dell’intensità libera dei propri gesti. La questione può sembrare superficialmente di poco conto, in realtà ha una fortissima valenza politica e porta un benessere fisico e mentale quasi sorprendente: il liberismo ci impone di essere sempre più performativi, sia al lavoro che nella vita privata; induce a una datificazione del corpo performante che ha l’obiettivo di renderci sempre più “in forma”, stigmatizzando a volte in modo molto bifido le diversità (dall’obesità alla disabilità) e le fragilità di ognuno. Un paradigma, che distorce fortemente la realtà e in definitiva è tossico, su cui riflettiamo poco e agiamo in controtendenza ancora meno.

“Agorà” – in cui Sieni è coadiuvato dalle indispensabili danzatrici-insegnanti Cecilia Ventriglia e Delfina Stella – è un laboratorio sul gesto, che negli appuntamenti di Bergamo e Brescia (voluto rispettivamente da Festival Danza Estate e Teatro Grande) ha visto coinvolti quattro gruppi di persone per un totale di oltre un centinaio di partecipanti. Ogni gruppo ha sviluppato una propria coreografia, secondo una partitura di gesti che variava da gruppo a gruppo, con la precisa intenzione non di raggiungere la perfezione ritmica della coreografia, ma l’intensità di ogni singolo gesto, secondo l’insegnamento del coreografo toscano.

Un insegnamento che mirava, come lo stesso Sieni ha affermato, a trovare “la bellezza della propria fragilità” e il divertimento del danzare con i propri limiti, fra cui quello di perdersi dentro la coreografia per poi ritrovarsi semplicemente guardando l’altro.

Un lavoro di interdipendenza fra le persone che trasforma un gruppo di individualità in una comunità e i quattro gruppi coinvolti – che hanno danzato insieme nelle due performance finali sotto la pioggia in piazza Vecchia a Bergamo Alta e in piazza della Loggia a Brescia – in una comunità ancora più grande, un organismo animato da coreografie diverse eppure similari nei gesti e nelle intenzioni. Arrivando infine ad una condivisione gestuale di rara suggestione, che ha emozionato il pubblico e anche chi ha danzato.

Cosa è stato dunque “Agorà”? Prima di tutto un’azione d’umanesimo contemporaneo radicalmente anticapitalista, come ha sottolineato Sieni, poi un modo di affidare agli altri i propri corpi danzanti nettamente in controtendenza all’individualismo imperante nel contemporaneo.

“Agorà” in piazza della Loggia a Brescia

Infine per me, che sono disabile a causa di una malattia rara, la quale ha intaccato la mia capacità di equilibrio, coordinazione e senso dello spazio – recuperati quasi ma non del tutto grazie ad una cura farmacologica e a tante sedute di fisioterapia (un’altra forma di densa conoscenza del proprio corpo) – “Agorà” è stato un modo imprevedibile per conoscere ancora di più alcune sfaccettature del mio corpo, come ad esempio scoprire che la parte sinistra è più debole di quella destra; ma ”Agorà” è stato anche una riprova che, nonostante il mio handicap, anche io posso danzare; e per ultimo è stato un’esperienza importante per i miei acufeni, che rendono assai difficile il dialogo con le altre persone: di fronte a ciò, con una naturalezza e una capacità di accoglienza che raramente ho incontrato, Virgilio con Cecilia e Delfina mi hanno suggerito molto semplicemente di seguirli con gli occhi.

Inoltre nelle due performance finali, grazie alla concentrazione necessaria per eseguire con il massimo dell’intensità i gesti della coreografia, mi sono reso conto solo poi che ero talmente concentrato da non ricordare di avere sentito i miei costanti acufeni. I quali di certo non sono spariti, ma è come se danzando fossi rientrato in me stesso a tal punto da lasciare quelle frequenze, che tutti i giorni mi accompagnano, al di sopra di me. In tutto questo ovviamente non c’è nulla di miracoloso: gli acufeni c’erano, ma io non li percepivo, perché ero in un altrove personale e generativo, nel mio corpo squadernato nel tempo e nello spazio.

Agorà a Brescia

Tre note in conclusione.

Un’esperienza così bella e determinante non sarebbe stata possibile senza la capacità di cura, accoglienza e ascolto di Virgilio, Cecilia e Delfina, che io e Alexandra ringraziamo davvero di cuore.

Le due performance di Bergamo e Brescia, oltre alla prova generale a Ranica del nostro gruppo, sarebbero state probabilmente meno emozionanti senza i suoni del violoncello di Naomi Berrill, del contrabbasso di Daniele Roccato e del grande Michele Rabbia – confesso di essermi emozionato quando Virgilio ha annunciato che un musicista di quel calibro ci avrebbe accompagnato con il suo armamentario di percussioni ed elettronica in grado di generare in un luogo carico di significato come piazza della Loggia un’atmosfera ieratica e in qualche modo definitiva.

La parte finale della preparazione della performance Acufenasul palco di Ink Club il prossimo 21 maggio – si è intrecciata all’esperienza di “Agorà”: conteneva già della parti gestuali, che ho calibrato con maggiore consapevolezza grazie a questo laboratorio.

PS: qualche hanno fa Virgilio Sieni su ospite della GAMeC di Bergamo in un incontro incluso in un ciclo di serate con protagonisti alcuni artisti di diverse discipline. Allora per l’occasione lo intervistai.

LB