“tutto è incistato”, una poesia di Luca Barachetti

Il “piede di elefante” della centrale di Černobyl’.

tutto è incistato
in un’oscura materia
assente – eppure
onnipresente:

la storia è una palude
di putredine chimica
polipropilenica – niente
come una buccia di carbone

ricopre il mondo:
trabocca una sostanza
da un reattore in un piede
d’elefante: entrano intabarrate salme:

in un bosco abbandonato
tra le frasche, un cilindro
di stronzio lentamente
uccide il mondo:

silicio piombo deuterio:
dall’abisso dei secoli muore
in un profondo rombo sordo
l’ultimo megaterio:

due uomini s’incontrano
in un niente d’inquietante
una domanda: quale tempo quale
mondeggiamento.

Mondeggiare trama
mondeggiare ordito
mondeggiare l’indefinito
mondeggiare: schiuma

di batterio che fa il mondo:
in cieli verdi e mari viola
è stato un tempo: è stato adesso
nell’intrico di vite e di non vite

nessuno è al centro:
una ragnatela dove nessuno
muore e nessuno svela
il mistero di una trama

di materia nera, vischio di ogni specie
d’alga-pianta-insetto
che di noi ha cura e comprensione
che di noi e di tutti teme l’estinzione:

gronda del tempo da cui tracima
nuova era oscura che ci preme
chthulucene che intossica la terra
serra d’anidride che ci scalda e tramortisce

cosa rimane nelle pietre nelle facce
nei cerbiatti se non l’amore nato
dal dolore germinante delle stelle?
riusciremo ancora a rivederle?

nella materia oscura, che tutto prende.

Note

niente / come una buccia di carbone // ricopre il mondo:
secondo il filosofo americano Timothy Morton nel suo “Iperoggetti”, una coltre di carbone sottilissimo ricopre la terra dall’invenzione della macchina a vapore.

da un reattore in un piede / d’elefante
si chiama così la massa di corium che si è formata durante il disastro di Černobyl’ (Wikipedia). Ne parla sempre Timothy Morton in “Iperoggetti”. Qui il piede d’elefante.

entrano intabarrate salme:”
è una scena della serie tv “Chernobyl”: alcuni uomini entrano nei sotterranei del reattore, allagati di acqua pesante radioattiva, moriranno nei giorni successivi.

un cilindro / di stronzio lentamente / uccide il mondo:”
nell’esplosione di Chernobyl piccole masse di materia sono state scagliate lontane nel bosco attorno alla centrale: Timothy Morton li descrive come “cilindri” di Stronzio-90, un isotopo radioattivo dello stronzio prodotto dalla fissione nucleare dell’uranio, avente un’emivita radioattiva di 28,8 anni.

deuterio
è un isotopo stabile dell’idrogeno (Wikipedia). Sulla terra si trova in natura, in minima percentuale, nella molecola dell’acqua, da cui può essere prodotta artificialmente acqua arricchita in deuterio, l’acqua pesante, che fa da mediatore alla fissione nucleare (Wikipedia).

megaterio
è un genere estinto di mammiferi che comprendeva varie specie di bradipi terricoli giganti vissuti durante il Pliocene e il Pleistocene nelle Americhe (Wikipedia). Come racconta Elizabeth Kolbert ne “La sesta estinzione”, si pensa che la megafauna si sia estinta a causa del contributo di sterminio dell’uomo (vedi questo articolo di Lifegate).  

mondeggiare
la filosofa Donna Haraway in “Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto” usa questo verbo inteso come il farsi comune del mondo (anche detto worlding), che io ho volgarizzato in “fare il mondo” cioè agire non “sopra” il mondo (come abbiamo fatto fino ad oggi ma) ma “dentro” il mondo, come gli altri esseri viventi (ad esempio i batteri) in una tessuto/rete (“trama”, “ordito”) di cui ogni uomo e ogni vivente è un punto di essa (dunque: “nessuno è al centro:”, ma i centri sono chiunque e ovunque): un cambiamento di prospettiva che è alla base della (possibile?) soluzione del riscaldamento globale.

schiuma / di batterio che fa il mondo:
un esempio di mondeggiamento, di fare mondo, è quello dei batteri, che permettono la vita e la morte, senza che noi diamo mai troppo peso a questo fatto.

in cieli verdi e mari viola
Elizabeth Kolbert ne “La sesta estinzione” racconta che con tutta probabilità la più grande (si estinsero il 90% dei viventi) e la più veloce (non durò più di duecentomila anni) estinzione di massa di tutti i tempi, cioè quella del Permiano (251,4 milioni di anni fa), non fu dovuta solo al riscaldamento globale e all’acidificazione degli oceani, ma all’aumento della temperatura del mare che ha favorito il proliferare di batteri che producono idrogeno solforato, che sterminò le creature marine e poi filtrò nell’atmosfera sterminando quasi tutto il resto. Ma quel che è più curioso è che questo cambiamento chimico, secondo lo scrittore e divulgatore scientifico Carl Zimmer (citato da Kolbert), fece i mari violacei, da cui emergevano bolle pestilenziali verso cieli verde pallido.

è stato un tempo: è stato adesso
la prima parte si riferisce a quanto sopra, la seconda riporta al presente l’acidificazione degli oceani (seppur non ai livelli dell’estinzione del Permiano).

il mistero di una trama // di materia nera
questo passaggio riprende un po’ il libro precedente, l’indicibilità dell’origine del tutto, vista tragicamente, cioè “nera”.

nuova era oscura” “chthulucene
uso, per formare due versi, i due libri che più hanno influenzato il mood di questo testo.

riusciremo ancora a rivederle // nella materia oscura, che tutto prende.
il primo verso è una riscrittura un po’ ruffiana dell’ultimo verso della terza cantica della Divina Commedia (“L’amor che move il sole e l’altre stelle”), quindi un augurio generico di rinascita, di un nuovo Paradiso in terra; la seconda parte si riferisce sia alla materia del mondo (nera in quanto incancrenita dall’azione antropocenica e tossica dell’uomo), sia alla materia oscura della fisica (per quanto ne sappiamo ora, Wikipedia): è un doppio rimando che c’è anche all’inizio, quindi il testo si chiude a cerchio (accennando che, comunque vada, non siamo eterni, prima o poi un buco nero ci attirerà a sé, che noi ci saremo o no).

Luca Barachetti